Dopo più di due anni ho deciso di riprendere a scrivere. Oggi più di allora sento il bisogno di condividere le mie idee, i miei punti di vista, le mie paure, il mio disappunto. L'Italia è un Paese in decadenza e forse l'unica cosa che ci resta è la possibilità di capire il marcio del nostro sistema politico, del nostro mercato del lavoro, della nostra economia, della nostra società.
Ho intenzione di dare un taglio più netto ai miei articoli, più politici, più schierati, più personali.
Grazie per avermi dedicato anche un minuto della vostra vita, buona lettura!






" Il pil misura qualunque cosa, tranne ciò per cui vale la pena vivere" (Bob Kennedy)

"La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perchè dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico" (Enrico Berlinguer)


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venerdì 13 agosto 2010

Cosa ne sarà di noi?

Pescara. Oggi pomeriggio sono stato al mare con alcuni amici. Uno di questi non lo vedevo da un po', lavora a Milano ed è tornato da qualche giorno. Mi ha raccontato della sua nuova vita, del suo nuovo lavoro, rimarcando le difficoltà di reggere certi ritmi, lo stress di una quotidianità così impegnativa, così alienante. Sembra un contesto da sobborghi industriali dell'Inghilterra dell'800 e invece sto parlando di un brillantissimo ingegnere, studioso da sempre, preparato come pochi. Ciò che mi fa riflettere è il fatto che una persona abituata ad una vita da "stakanovista" abbia sofferto così tanto l'impatto col mercato del lavoro, l'imposizione di un sistema che ci porta a doverci districare in un mare di squali per trovare una strada nella vita. Va da se il prosieguo del ragionamento: se persino chi eccelle fatica, cosa ne sarà di noi? Le persone comuni, che hanno studiato e vorrebbero solo ciò che spetta loro in virtù dei propri sacrifici, dove andranno? In un Paese allo sfascio, con un governo che taglia le assunzioni al settore pubblico, distrugge università, ricerca, valore aggiunto. Con un governo che si preoccupa solo di intercettazioni, scorciatoie giudiziarie per il premier, scudi fiscali per camorristi ed evasori e mi fermo qui che è meglio. Cosa ne sarà di un popolo che cerca solo un po' di normalità?
Questa sera sono stato in un locale, altro contesto, altro spaccato di vita. Un addio al nubilato. Una sposa ubriaca faceva festa con alcune amiche. Già, il matrimonio. Tema strettamente connesso al precedente, il lavoro che ci permette di costruirci una vita, di mantenere una famiglia, di essere uomini e donne felici. In quegli occhi, in quella musica, in quei bicchieri di vino, chissà che non ci fosse del timore, della malinconia, della voglia di non pensare, almeno per una sera, alla precarietà del quotidiano. Di non pensare a quanto la vita sarà dura una volta che si saranno spente le luci e la festa avrà ceduto il posto agli alti e bassi delle giornate d'inverno, ai mille sforzi per arrivare a fine mese. Esorcizzare per una sera il solito pensiero che riecheggia come una colonna sonora delle nostre vite: cosa ne sarà di noi?

martedì 1 maggio 2007

Buon lavoro a tutti!

Oggi è primo maggio, la festa dei lavoratori. Una delle ricorrenze più significative dell’anno, poiché il lavoro costituisce il motore della vita dei cittadini dello Stato italiano, “Repubblica democratica fondata sul lavoro”(art. 1,costituzione ). Rappresenta il senso della vita e l’identità sociale di ogni individuo e di ogni famiglia. Per questo non mi piace la connotazione strumentalmente ideologica che ogni anno se ne da: la dialettica politica qui non ha motivo di esistere. E’ la festa di tutti, senza se e senza ma.
Chi scrive appartiene alla nuova generazione, quella del 3+2, dei contratti a tempo determinato, la globalizzazione, internet, la flessibilità economica. Per noi, vale più che in passato la formula del Leviatano di Hobbes: “homo homini lupus”. Il mercato del lavoro è una darwiniana lotta del più forte, un mare in cui ciascuno è squalo degli altri pesci. Le statistiche sentenziano che i giovani escono di casa più tardi, poiché più tardi divengono autosufficienti. Spesso mi capita di sentire persone, sotto i 30-35 anni, che si lamentano della propria occupazione. Spesso non ci si rende conto che la manna dal cielo non cade più (se mai è caduta) e molti pretendono di ottenere carriere professionali che non sono in grado di portare avanti , né spesso si meritano. Lavorare è già una fortuna, tutti dovrebbero saperlo. Un po’ di umiltà non farebbe male a nessuno…
Comunque la pensiate, buon lavoro a tutti!

venerdì 20 aprile 2007

L'assurdità della morte sul lavoro

Palermo.Un operaio di 59 anni e' caduto da un'impalcatura mentre era al lavoro in un cantiere edile. L'uomo e' stato subito trasportato in ospedale dove è poi morto.Il tema è davvero delicato ma prima o poi va affrontato. Si tratta,infatti,dell’ennesimo caso di morte sul lavoro. Ogni anno,solo in Italia,sono più di mille. La cosa più negativa della questione è che forse in pochi lo sanno. Di queste cose non si parla mai nei mezzi di stampa ufficiali, forse perché certe cose sono considerate normali,forse perché è meglio lasciar perdere. Eppure sono convinto che in un paese civile, come dovrebbe essere il nostro, una persona comune non possa rischiare di non tornare a casa a seguito dello svolgimento delle proprie funzioni lavorative. Non è possibile che intere famiglie debbano ritrovarsi distrutte in questo modo,da un momento all’altro. La sicurezza di chi lavora deve essere una priorità. Una cosa è correre in formula1 o essere reporter di guerra,altra è svolgere normali funzioni in fabbrica, in cantiere o in altro posto. Mentre nel primo caso la morte fa inevitabilmente parte del gioco, nel secondo si tratta di tristi ed evitabilissime eccezioni. Credo che questo sia uno dei principali punti nell’agenda di chi governa il paese. Non a caso Fassino l’ha inserito tra gli obiettivi del nuovo Partito Democratico di prossima creazione. Vedremo…

domenica 15 aprile 2007

Cina.Un vulcano in continua eruzione


Da qualche anno la Cina sta crescendo,dal punto di vista economico,a ritmi vertiginosi.Il PIL sta aumentando febbrilmente,la popolazione dagli occhi a mandorla sta invadendo il globo.Qualcuno sostiene che a breve l’ex Paese di Mao diverrà più importante degli U.S.A. sullo scacchiere internazionale,il cinese la prima lingua al mondo(più diffusa dell’inglese).Ma perché tutto questo?Innanzitutto la demografia cinese ammonta a circa 2 miliardi d’individui(circa 1/3 della popolazione mondiale)e questo è un vantaggio innegabile,oggettivo,indiscutibile se valutato in chiave forza lavoro.Se tutte queste braccia lavorano a costi ridottissimi(spesso sotto il livello minimo di sussistenza),senza tutela sindacale così che possano lavorare anche i bambini e chiunque possa operare qualunque numero di ore in qualunque condizione d’igiene o di sicurezza,va da sè che il guadagno del settore industriale assuma dimensioni stratosferiche,epocali.Ma questo sistema fa acqua…pecca nell’assoluta assenza di diritti umani.Coloro che detengono il potere hanno interesse a far si che tale colossale ricchezza venga ridistribuita tra poche persone e questo,oltre a finanziare spettacolari miracoli architettonici,servirà ad un'altra cosa,a mio parere decisiva:far si che il popolo resti povero e come tale ignorante,ingenuo,ricattabile.Così nessuno si ribellerà,i profitti continueranno ad essere devastanti,la Cina un vulcano in continua eruzione.