Dopo più di due anni ho deciso di riprendere a scrivere. Oggi più di allora sento il bisogno di condividere le mie idee, i miei punti di vista, le mie paure, il mio disappunto. L'Italia è un Paese in decadenza e forse l'unica cosa che ci resta è la possibilità di capire il marcio del nostro sistema politico, del nostro mercato del lavoro, della nostra economia, della nostra società.
Ho intenzione di dare un taglio più netto ai miei articoli, più politici, più schierati, più personali.
Grazie per avermi dedicato anche un minuto della vostra vita, buona lettura!






" Il pil misura qualunque cosa, tranne ciò per cui vale la pena vivere" (Bob Kennedy)

"La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perchè dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico" (Enrico Berlinguer)


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sabato 14 agosto 2010

Qualcosa sta urlando per uscire

"Certe crisi son soltanto il segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire". Cantava così Guccini tanti tanti tanti anni fa. Avrete intuito dagli articoli precedenti che avverto un certo malessere per la situazione politica, civile, culturale, sociale ed economica in cui versa il nostro Paese. Quindi la crisi, dicevo. Non mi riferisco chiaramente alla mia vita, anche se ci sarebbe molto da scrivere, perché credo non sia il luogo più indicato e probabilmente interesserebbe poco (magari ne riparliamo in privato davanti a una birra!). Mi riferisco a Berlusconi, al "berlusconismo", alla crisi mondiale che ha dimostrato le inefficienze dal capitalismo (le iniquità le aveva mostrate da tempo, dall'800 circa), ai continui attacchi alla magistratura "rossa" da parte del governo atta a deleggittimarne le funzioni vitali per la democrazia, come i continui attacchi al parlamento, al Capo dello Stato ("lo sapete da che parte sta" diceva il Solito qualche tempo fa...). E ancora lo schifo del tg1 di Minzolini, le minacce camorristiche dei "berluscones" a Fini e ai finiani ("se non tornano all'ovile per loro sarà guerra", diceva sempre lo Stesso, poco tempo fa), la presenza in ruoli chiave della politica italiana di gente imbarazzante che non può guardarsi allo specchio tipo Capezzone, Bondi, Cicchitto e altri. E poi la legge sulle intercettazioni ("per salvaguardare la privacy dei cittadini italiani", diceva sempre Lui, dimenticando che i cittadini comuni non hanno segreti da pubblicare su Repubblica), lo scudo fiscale che ha riportato in Italia, ripulendoli, soldi evasi e mafiosi, il lodo Alfano, atto a difendere l'indifendibile. Ancora, la c.d P3, i casi Scajola, Cosentino, Verdini, Brancher. Dimentico folse qualcosa ma il concetto è chiaro.
In Italia c'è un profondo malessere per come il Paese va, o meglio non va. La rissa continua che vede protagonisti tutti, nessuno escluso, da Di Pietro a Fini passando per il Pd (oddio forse il pd no, temo che siamo troppo moderati), dimostra che qualcosa, anzi molto, non va.
La crisi è probabilmente un eccesso di lucidità, è un momento in cui la realtà appare per quella che è, diversa da come dovrebbe essere e allora le tensioni esplodono, si manifestano in tutta la loro crudezza, inevitabilità.
Noi italiani "normali", vorremmo solo un'Italia "normale", essere governati da gente "normale", che ci permetta di vivere in un contesto che preveda istruzione, ricerca, mercato del lavoro, stampa, magistratura "normali". Vogliamo, insomma, una vita "normale". Chiedo troppo?

giovedì 12 agosto 2010

Si chiama politica. Tutto qui.

Fini il traditore, Fini il compagno, Fini il post-fascista che scopre la democrazia parlamentare, Fini il faccendiere di Montecarlo, Fini l'istituzione che fa politica, e via dicendo. Sul "divorzio" trai due cofondatori del Pdl si è scritto molto, si è detto molto, si è fatto molto. Io credo che si sia scritto, detto e fatto troppo.
L'opposizione è convinta di aver trovato un insperato alleato, un "cavallo di Troia" inserito nella fortezza berlusconiana. Gli ultras dello "psiconano" vedono in questa vicenda un inspiegabile tradimento. I media, ora che i mondiali sono finiti, hanno rinnovato l'agonismo sportivo in ambito politico. La gente comune vede queste manovre come un gioco e non capisce perché la classe politica sia così afflitta da "sindrome di Peter Pan" al punto di interessarsi sempre e solo a se stessa trascurando gli interessi reali di un paese allo sfascio.
La verità è che Silvio Berlusconi ha rovinato l'Italia, ha distrutto la dialettica politica per trasformare la gestione degli affari pubblici in una propaganda permanente, incitando i suoi allo scontro continuo e inducendo gli avversari a controbattere in una rissa che dura da quasi vent'anni. Silvio ha così cementato i propri militanti attorno a se, salvando le sue aziende e la sua fedina penale. Tonino si è fatto un po' di pubblicità, la sinistra post-comunista ha trovato un collante in grado di sopperire, a volte, alla propria eterogeneità e litigiosità interna. I cittadini hanno perso. Punto.
E allora cosa sta succedendo in questi giorni? Niente, si direbbe normale dialettica politica, in un paese normale che non è il nostro. E allora si scrive, si dice e si fa molto. Si scrive, si dice e si fa troppo. Perché noi senza la rissa continua che canalizza il nostro malessere italiano proprio non sappiamo stare.

martedì 13 maggio 2008

Nessuno tocchi Marco Travaglio!

In questi giorni è scoppiata una bufera nel mondo politico e mediatico del paese a seguito di alcune dichiarazioni del giornalista Marco Travaglio, rilasciate alla trasmissione di RAI3 Che tempo che fa?, per mezzo delle quali attaccava tra gli altri il Presidente del Senato Renato Schifani, sostenendo che avesse avuto rapporti con la mafia, guadagnandosi puntualmente una querela.
Io credo che in un paese libero e democratico come il nostro, ognuno abbia il diritto di esprimere le opinioni che ritiene opportune, per giunta neppure in campagna elettorale.
Essere un uomo potente, dal politico all'imprenditore, significa avere non solo onori e privilegi, ma anche oneri, consistenti nel prezzo da pagare per la propria posizione ed è normale che giornalisti e magistratura, controllori dei poteri forti, o danno fastidio o non stanno svolgendo bene il proprio dovere. In Italia nessuno dei due si comporta in maniera professionale ed è per questo che quando qualcuno lo fa scoppia un caos incredibile (ricordate DeMagistris?).
La cosa che più detesto in uno Stato di diritto, cioè uno Stato nel quale vige il principio d'innocenza fino a prova contraria, è il principio del garantismo, la grande bugia utilizzata dai "servi del potere" per salvare il proprio posto di lavoro. Essere garantisti significa non esprimere giudizi contro qualcuno fin quando i processi non siano conclusi ed è modo di fare illogico.Per due motivi: innanzitutto non credo nella giustizia ufficiale, in quanto i potenti sono tali proprio perché riescono a fare il comodo loro senza essere condannati (si vedano i vari Berlusconi o Andreotti); il secondo motivo è che i processi in Italia durano talmente tanto che non posso aspettare 20 anni per insultare uno che secondo me è un mafioso. Io preferisco centomila volte rischiare di accusare qualcuno che potrebbe rivelarsi innocente piuttosto che far passare tutto sotto silenzio. Sono del parere che chi è potente deve pagare a prescindere, solo per il fatto di essere potente! Noi che non contiamo nulla chi siamo, gli stronzi che stiamo a guardare e applaudire chi vive da Dio? Non ci sto...
E badate che non parlo di morale, parlo di un paese in cui chi sta al governo pensa solo ai suoi interessi disinteressandosi della collettività, dove per raggiungere posizioni importanti dovrei essere o ricco, per potermi permettere le migliori università private e i migliori Master, o raccomandato, cioè dovrei provenire da determinate famiglie. In caso contrario resterò sempre una comparsa, e io personalmente non accetto di essere una comparsa...
E allora mi danno fastidio tutti coloro che esprimono solidarietà al Presidente del Senato, che ha già tanto dalla vita e qualche problema ogni tanto non gli farà certo male... e giù le mani da chi interpreta il malcontento popolare verso un sistema ormai scivolato sempre più nel ridicolo.

giovedì 8 maggio 2008

Ancora tu, ma non dovevamo vederci più...

Ieri, mercoledì 7 maggio, il leader del Popolo della Libertà Silvio Berlusconi, avendo vinto le elezioni politiche del 13 e 14 aprile, ha ricevuto dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l'incarico di formare il nuovo governo.
"Ancora tu, non mi sorprende lo sai. Ancora tu, ma non dovevamo vederci più? E come stai? Domanda inutile. Stai come me e ci scappa da ridere". Iniziava così una celebre canzone di Lucio Battisti, dedicata ad una donna, che tuttavia posso inoltrare al nostro amato/odiato (a seconda dei punti di vista) presidente. E così, un uomo che era dato per finito circa 50 volte negli ultimi anni, si è presentato al Quirinale per ricevere l'incarico di governare il paese, dopo di che ha diramato la lista dei nuovi ministri.
E si, ancora lui, piaccia o meno siamo davanti a un fuoriclasse. Uno che si è candidato 5 volte (cosa che non avviene in nessun paese civile) e ha vinto, praticamente sempre. Nel '94, '01 e '08 sicuramente, ma anche nel '96 quando perse solo a causa della contemporanea assenza della Lega Nord da una parte e presenza di Rifondazione comunista dall'altra, nonché nel '06, quando ottenne un sostanziale pareggio nella sfida contro l'Unione condotta da Romano Prodi. In poche parole, questo qui vince sempre, facciamocene una ragione. Siamo in Italia, l'Italia di Berlusconi, sarà dunque il caso di imparare qualcosa da lui in tema di comunicazione anziché limitarsi a criticarlo, se è vero com'è vero che sul "nulla" che propone ottiene una percentuale di vittoria, come detto prima, prossima al 100 %.
In ogni caso, questa è la lista di coloro che, nel bene o nel male (temo quest'ultima cosa...opinione personale, hihi), determineranno i destini della Repubblica Italiana per i prossimi 5 anni:


Ministri con portafoglio


Economia: Tremonti Giulio (Pdl, ex FI)

Grazia e Giustizia: Alfano Angelino (Pdl, ex FI)

Affari Esteri: Frattini Franco (PDl, ex FI)

Affari Interni: Maroni Roberto (Lega Nord)

Difesa: La Russa Ignazio (Pdl, ex AN)

Istruzione, università, ricerca: Gelmini Maria Stella (Pdl, ex FI)

Beni culturali: Bondi Sandro (Pdl, ex FI)

Welfare: Sacconi Maurizio (Pdl, ex FI)

Infrastrutture: Matteoli Altero (Pdl, ex AN)

Ambiente: Prestigiacomo Stefania (Pdl, ex FI)

Sviluppo Economico: Scajola Claudio (Pdl, ex FI)

Politiche Agricole: Zaia Luca (Lega Nord)


Ministri senza portafoglio

Riforme: Umberto Bossi (Lega Nord)

Semplificazione: Roberto Calderoli (Lega Nord)

Attuazione programma: Gianfranco Rotondi (Pdl, ex Nuova Dc)

Politiche comunitarie: Andrea Ronchi (Pdl,ex AN)

Pari opportunità: Mara Carfagna (Pdl, ex FI)

Affari regionali: Raffaele Fitto (Pdl, ex FI)

Politiche giovanili: Giorgia Meloni (Pdl, ex AN)

Rapporti con parlamento: Elio Vito (Pdl, ex FI)

Innovazione: Renato Brunetta (Pdl, ex FI)

Fin qui i nomi, che dire...non molto visto che molti di loro non sono esattamente notissimi al grande pubblico, essendo spesso al primo incarico governativo. Comunque qualche osservazione, più o meno ironica, mi sembra possibile: noto Ignazio La Russa Ministro della Difesa, niente male per un ex-fascista e portavoce di una visione "virile" e maschilista della società. A me dà l'impressione del "sergente di ferro stronzissimo" di full Metal Jacket, di conseguenza non poteva dirigere altro che le forze armate. Poi "Zio Fester" Sandro Bondi, Ministro della Cultura, un po' come affidare a Jessica Rizzo il Ministero della Verginità!!! Su Claudio Scajola, Ministro dello Sviluppo Economico, ricordo i precedenti da Ministro dell'Interno. Responsabile della discussa gestione del G8 di Genova nel 2001, dimessosi dopo alcune dichiarazioni "equivoche" su Marco Biagi nel 2003. Roberto Calderoli, Ministro della Semplificazione, ovvio incarico per un ritardato mentale...chi più di lui necessità di semplificazione?!! Bossi alle Riforme mi inquieta non poco, poiché sappiamo benissimo che per lui esiste una sola riforma possibile: il federalismo, e su quello investirà tutte le sue residue energie. Tra l'altro è insopportabile sentirlo parlare con quel filo di voce e quel rantolo alla gola, mi chiedo perché non si sia ritirato a vita privata dopo tutti i problemi di salute che ha avuto (..purtroppo lo so, era una domanda retorica). Su Mara Carfagna, Ministro delle Pari Opportunità, oltre all'indiscutibile bellezza, politicamente non saprei che dire. Sono poco informato io, oppure lei non ha mai fatto nulla di rilevante? ai posteri l'ardua sentenza. Andrea Ronchi, Ministro delle Politiche Comunitarie, è uno dei personaggi più rissosi tra i telepolitici, cioè gli ospiti quasi fissi delle trasmissioni stile "Porta a Porta". Ha proprio il giusto "aplomb britannico" per fare il ministro! Infine mi sorprende, anche se non più di tanto, l'assenza del Ministero delle Telecomunicazioni, probabilmente perchè sono tutte nelle mani del "Grande Capo". Come si è visto non ho fatto un'analisi nè seriosa, nè tecnica, ma come avrai potuto con questa "gente"? Dunque, questi i nomi. Dalle mie parti si direbbe "Massa di Cingiuni"...che Dio, o chi per lui, ce la mandi buona...

lunedì 5 maggio 2008

Un cancro chiamato "assistenzialismo statale"

Negli ultimi tempi, in Italia, il dibattito politico ha riservato grande rilievo alla sorte della compagnia aerea nazionale, da anni in passivo e costantemente sull'orlo del fallimento. Dopo voci su improbabili trattative con Air France o fantasiose cordate d'imprenditori italiani, alla fine il governo Prodi, su richiesta di Berlusconi, stanzia 300 milioni per un prestito (o meglio regalo...) ponte per Alitalia. Soldi dei contribuenti (cioè nostri!) che sappiamo già che non torneranno indietro, e che forse serviranno a salvare Alitalia dal fallimento.
Il fatto è che qui non si tratterebbe di un aiuto di stato ma di un vero e proprio suicidio, uno spreco di danaro pubblico, visto e considerato che dare dei soldi in questo momento ad Alitala, in assenza di un serio piano industriale di risanamento della compagnia, significherebbe bruciare quei soldi. Quindi fallimento dell'intera classe politica nonché dei sindacati e probabilmente anche della classe imprenditoriale. Ma io non sono un economista e non mi addentrerò oltre nelle questioni finanziarie. Quello che però mi preme sottolineare è che quei soldi probabilmente saranno sottratti alla ricerca scientifica, e questo è il punto.
Un paese moderno, civile e democratico, senza ricerca non va da nessuna parte. Non mi riferisco alla ricerca di base (quale potrebbe essere per esempio quella in campo medico o sanitario), avente come obiettivo primario l'avanzamento della conoscenza di una determinata disciplina, la quale è comunque fondamentale; alludo invece alla ricerca applicata, svolta allo scopo di trovare soluzioni pratiche e specifiche e il cui obiettivo primario è lo sfruttamento della conoscenza a fini pratici, normalmente di tipo descrittivo e basata su precedenti ricerche di base ed eseguita in ambiente industriale o universitario.
Spesso, durante le varie campagne elettorali, i candidati parlano spesso di tasse, utilizzando espressioni tipo "noi ridurremo dequà", "voi avete alzato dellà" (ogni riferimento alle ultime elezioni politiche è puramente...voluto), tralasciando che la coperta è corta, cioè che se togli danaro da una parte lo devi fare rientrare dall'altra e viceversa. In poche parole, il benessere del cittadino e l'economia statale cambiano poco, sia con tasse alte che con tasse ridotte. Di conseguenza l'unico modo per incamerare più soldi nelle casse dello stato e far girare più velocemente l'economia è l'aumento della produttività, che non penalizza il mercato del lavoro, che al contrario agevola aumentando i profitti delle aziende.
Tutto questo è possibile attraverso il cervello di chi ce l'ha e ha studiato per metterlo a disposizione della collettività, che stando così le cose non sarà mai quella italiana bensì di qualunque altro paese sia disposto ad investire in innovazione e ricerca.

venerdì 2 maggio 2008

Che Italia è?

Il 14 aprile 2008 Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni politiche italiane, ottenendo per la terza volta (dopo il '94 e il 2001)l'incarico di formare il governo.
L'alta percentuale con la quale l'attuale premier ha sconfitto il suo rivale (intorno al 46,8% contro il 37,5% alla camera,47,3 contro il 38% al senato; dati del "Ministero affari interni")induce a credere ad un plebiscito. Ma perché?
La prima ragione è rintracciabile sicuramente in un basso livello medio culturale del popolo italiano, il quale ha indotto gran parte della popolazione a volersi identificare nell'uomo di indiscutibile carisma e successo rappresentato da un personaggio che è diventato proprietario di qualunque cosa, dal mondo del calcio a quello dell'editoria, dalle assicurazioni alla politica.
Dirette conseguenze di questa superficialità sono l'incomprensione dei discorsi del leader democratico Walter Veltroni e il difetto di comunicazione del Governo Prodi. Infatti discorsi "soft" del primo, incentrati su riformismo, stile e solidarietà sociale, credo siano risultati troppo colti per un popolo che oltre a concetti tipo "meno tasse per tutti" o "fuori gli immigrati, città più sicure", non sanno andare. Il secondo, invece, nei due anni di governo ha alzato le tasse senza spiegarne il motivo, cioè che le casse dello stato dovevano essere reintegrate a causa di un elevato debito lasciato in eredità dal governo precedente, non a caso presieduto dallo stesso Berlusconi. Questo difetto di comunicazione si è rivelato uno straordinario assist per le argomentazioni dello schieramento avverso.
Tuttavia non è solo questo, c'è dell'altro. Credo che la sinistra italiana continui a pagare quel complesso di superiorità che spesso l'ha portata a cocenti delusioni, di conseguenza sarei un analista politico superficiale se riducessi le ragioni di una sconfitta solo all'ignoranza dell'italiano medio. La verità è che il popolo guarda molto più avanti della politica, nonostante ne capisca poco, forse proprio per questo...detto in poche parole, la gente vuole risposte concrete a problemi reali!!! Il "Popolo della libertà" e la "Lega Nord"hanno interpretato il malessere generale puntando su questioni pragmatiche, quelle citate prima, ovvero denaro(diminuire le tasse) e sicurezza (politica dell'immigrazione).
Personalmente credo che le soluzioni proposte dal centro-destra non siano adeguate a risolvere i problemi del paese ma sono state, comunque, abbastanza chiare da essere recepite da coloro che si sono recati alle urne. La destra è al governo, Belurlusconi vince ancora e noi pseudo-intellettuali di centro-sinistra continuiamo ancora a sentirci superiori alla maggioranza del paese...magari per perdere nuovamente tra cinque anni.

sabato 26 maggio 2007

Attenzione! La storia si sta ripetendo...

Intervenendo all’annuale assemblea di Confindustria, il presidente Luca Cordero di Montezemolo ha criticato l’attuale sistema politico denunciandone la debolezza, interpretando così il pensiero di gran parte dell’opinione pubblica, stufa dei soliti personaggi e sempre più distante dalla politica. Stessa idea, qualche giorno fa, la espresse il vice-presidente del consiglio e ministro degli esteri D’alema, uno che non parla mai a sproposito. Segue che forse qualcosa di vero ci sarà…
Sarebbe facile il paragone con la debolezza istituzionale dei primi anni novanta, quella che portò al collasso della prima repubblica e alla nascita del sistema partitico bipolare attualmente in vigore. Tuttavia, tra i due periodi, vi è una differenza sostanziale: allora il Palazzo stava perdendo credibilità a causa degli scandali giudiziari legati al finanziamento illegale dei partiti, noto come tangentopoli. Quindi il problema nasceva dalla disonestà della classe politica. Oggi la mancanza di fiducia scaturisce da una semplice e banale incapacità professionale, intellettuale e comunicativa. In altre parole, i nostri parlamentari sono un “branco di capre”. Non lo dico solo io ma credo sia una sensazione unanime.
Oggi come allora, di questo vuoto sembra volersene giovare qualcuno. Infatti le esternazioni di Montezemolo, secondo molti, non sarebbero casuali bensì sottenderebbero un progetto di partecipazione attiva in politica, una “discesa in campo”. Oggi come allora, un imprenditore si propone come l’uomo nuovo, quello esterno al sistema che nel sistema vorrebbe entrare, a parole per migliorarlo. All’epoca quell’ imprenditore fondò un partito, vinse le elezioni e divenne premier. Oggi che quello lì comincia ad avere una certa età, si appresta a prenderne il posto uno simile a lui, che fa il suo stesso mestiere e che la pensa come lui. Ha solo qualche anno di meno. La formula gattopardiana del “tutto cambia affinché nulla cambi” sembra come non mai pertinente. Potrei sbagliarmi, ma la sensazione è che la storia si stia ripetendo. Siamo sicuri che sia un bene per il Paese?

giovedì 3 maggio 2007

Quando l'ovvio diventa una conquista


La commissione affari costituzionali della camera ha approvato la norma sul conflitto d’interessi. Essa recita, in estrema sintesi, che chiunque sia proprietario di un patrimonio superiore ai 15 milioni di euro, qualora volesse ricoprire incarichi di governo, dovrebbe rinunciare alle proprie attività o affidarle ad una commissione di vigilanza. Così nessuno potrà più governare perseguendo il proprio tornaconto. In concreto, se Silvio Berlusconi dovesse tornare di nuovo al governo, dovrebbe disfarsi di Mediaset o affidarla ad un trust.
Immagino un marziano che atterri in Italia e apprenda questa notizia. “E allora? Dove sta la novità? E’ ovvio che sia così! Voi terrestri vi divertite a ripetere all’infinito cose scontate?”. Beh, a questo extra-terrestre, direi che da noi non esiste nulla che si possa dare per scontato. “ caro marziano, da noi un uomo dotato di enorme potere economico, politico e mediatico, ha governato per 5 anni, forse su Marte questo non accade ma noi siamo fatti così…”.
Preciso subito che non voglio fare propaganda contro Berlusconi, in questo articolo non c’è nulla di personale bensì la semplice constatazione dell’ ovvio. Se una persona deve amministrare gli affari pubblici non più avere interessi privati. Nessuno può essere ministro di se stesso. Non dico nulla di nuovo. Silvio poteva farlo e l’ha fatto. Noi Italiani siamo brava gente, siamo in buona fede…come i bambini abbiamo bisogno di sbattere il muso prima di capire. Meglio tardi che mai…

venerdì 27 aprile 2007

Assolto!


Tutti a casa, abbiamo scherzato!! Dopo 12 anni di processo termina l’agonia di Silvio Berlusconi, proclamato innocente dalla sentenza odierna, quella definitiva, relativa al processo Sme. Non entro nel merito del processo perché solo i magistrati addetti al caso hanno tutti gli elementi per giudicare. Comunque, essere dichiarati innocenti non implica esserlo realmente. Preciso che non sono uno di quelli che passano la vita a parlar male di Berlusconi, non sono prevenuto: semplicemente non mi fido...
L’Italia, come ogni Paese democratico, è uno stato di diritto. Questo significa che chiunque è innocente fino a prova contraria ed è proprio qui che fa acqua il sistema giudiziario. D’accordo che senza prove non si può colpevolizzare nessuno, però non si può proclamare l’innocenza di qualcuno perché le prove non sono sufficienti. E’ pieno di personaggi “importanti” che sguazzano nel letame per tutta la vita ma, siccome i buoni avvocati trovano sempre i cavilli, non pagano mai per le loro malefatte. Berlusconi non è innocente. Sappiamo tutti come, partendo dal nulla, abbia scalato le gerarchie sociali fino a diventare uno degli uomini più ricchi e potenti al mondo. Per carità,ognuno ha i suoi scheletri;chi è senza peccato scagli la prima pietra...D’accordo. Però non vorrei assistere, a partire da oggi, ai soliti discorsi su complotti, giudici di parte, stampa avversa,ecc…già lo so che andrà cosi. Spero che Silvio dica ai suoi cani da compagnia (Bondi, Cicchitto, Gardini, ecc.) di evitare le consuete frasi fatte. Lui è uomo di mondo: incarta e porta a casa!