Negli ultimi tempi, in Italia, il dibattito politico ha riservato grande rilievo alla sorte della compagnia aerea nazionale, da anni in passivo e costantemente sull'orlo del fallimento. Dopo voci su improbabili trattative con Air France o fantasiose cordate d'imprenditori italiani, alla fine il governo Prodi, su richiesta di Berlusconi, stanzia 300 milioni per un prestito (o meglio regalo...) ponte per Alitalia. Soldi dei contribuenti (cioè nostri!) che sappiamo già che non torneranno indietro, e che forse serviranno a salvare Alitalia dal fallimento.Il fatto è che qui non si tratterebbe di un aiuto di stato ma di un vero e proprio suicidio, uno spreco di danaro pubblico, visto e considerato che dare dei soldi in questo momento ad Alitala, in assenza di un serio piano industriale di risanamento della compagnia, significherebbe bruciare quei soldi. Quindi fallimento dell'intera classe politica nonché dei sindacati e probabilmente anche della classe imprenditoriale. Ma io non sono un economista e non mi addentrerò oltre nelle questioni finanziarie. Quello che però mi preme sottolineare è che quei soldi probabilmente saranno sottratti alla ricerca scientifica, e questo è il punto.
Un paese moderno, civile e democratico, senza ricerca non va da nessuna parte. Non mi riferisco alla ricerca di base (quale potrebbe essere per esempio quella in campo medico o sanitario), avente come obiettivo primario l'avanzamento della conoscenza di una determinata disciplina, la quale è comunque fondamentale; alludo invece alla ricerca applicata, svolta allo scopo di trovare soluzioni pratiche e specifiche e il cui obiettivo primario è lo sfruttamento della conoscenza a fini pratici, normalmente di tipo descrittivo e basata su precedenti ricerche di base ed eseguita in ambiente industriale o universitario.
Spesso, durante le varie campagne elettorali, i candidati parlano spesso di tasse, utilizzando espressioni tipo "noi ridurremo dequà", "voi avete alzato dellà" (ogni riferimento alle ultime elezioni politiche è puramente...voluto), tralasciando che la coperta è corta, cioè che se togli danaro da una parte lo devi fare rientrare dall'altra e viceversa. In poche parole, il benessere del cittadino e l'economia statale cambiano poco, sia con tasse alte che con tasse ridotte. Di conseguenza l'unico modo per incamerare più soldi nelle casse dello stato e far girare più velocemente l'economia è l'aumento della produttività, che non penalizza il mercato del lavoro, che al contrario agevola aumentando i profitti delle aziende.
Tutto questo è possibile attraverso il cervello di chi ce l'ha e ha studiato per metterlo a disposizione della collettività, che stando così le cose non sarà mai quella italiana bensì di qualunque altro paese sia disposto ad investire in innovazione e ricerca.