Dopo più di due anni ho deciso di riprendere a scrivere. Oggi più di allora sento il bisogno di condividere le mie idee, i miei punti di vista, le mie paure, il mio disappunto. L'Italia è un Paese in decadenza e forse l'unica cosa che ci resta è la possibilità di capire il marcio del nostro sistema politico, del nostro mercato del lavoro, della nostra economia, della nostra società.
Ho intenzione di dare un taglio più netto ai miei articoli, più politici, più schierati, più personali.
Grazie per avermi dedicato anche un minuto della vostra vita, buona lettura!






" Il pil misura qualunque cosa, tranne ciò per cui vale la pena vivere" (Bob Kennedy)

"La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perchè dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico" (Enrico Berlinguer)


sabato 9 giugno 2007

Sarkozy e la "droite" socialista

Nicolas Sarkozy, neo-presidente della Repubblica Francese, sta attuando riforme a ritmi frenetici. Pur essendo esponente della droite, le sue linee politiche di governo appaiono ugualmente più a sinistra che in Italia, dove c’è un governo socialista. Mi spiego meglio: il neo-inquilino dell’Eliseo ha effettuato tagli sul welfare state, il quale ciò nonostante resta più consistente del nostro. Qualche esempio: ha tagliato il sussidio di disoccupazione a chi rifiuta un impiego per due volte. In Italia, il sussidio di disoccupazione non esiste. Abolizione dell’imposta di successione su piccoli e medi patrimoni. Da noi è stata abolita anche su quelli grandi, da Berlusconi così come dal governo attuale, dato il tacito assenso.
Assodato che lo stato sociale d’oltralpe sia indubbiamente più forte, qualcuno potrebbe pensare che il rovescio della medaglia sia un’ ingente spesa pubblica. Invece no, visto che l’Italia ha un debito pubblico pari al doppio di quello francese. Il cuore del problema, dunque, è sempre lo stesso. Mi spiace ripetermi ma l’inefficienza dell’amministrazione nostrana è sempre sotto gli occhi di tutti.
I meccanismi della spesa sono rimasti quelli dell’era DC, finalizzati alla formazione del consenso e alla creazione di clientele dipendenti dal denaro pubblico, attraverso sovvenzioni a cliniche amministrate da politici o loro amici, pensioni a cinquantenni, alti stipendi a funzionari statali spesso perditempo,ecc. Non lo devo ricordare io che gli investimenti finalizzati ad un miglioramento del benessere generale siano anche quelli verso bambini, famiglie, anziani, poveri,ecc. Lo Stato italiano, sul piano delle azioni politiche costruttive, è vergognoso. Il governo è composto, tra ministri e sottosegretari, da circa ottanta persone. L’altro giorno ho scoperto l’esistenza del ministro per l’attuazione del programma di governo, un tale Santagata Giulio. Ma stiamo scherzando? Ma che ministero è? Ma erano finite le poltrone? In Francia i ministri sono 15. Credo che oltre cinquant’anni di dittatura bianca (il governo DC) abbiano reso il nostro Paese un luogo di sprechi e inefficienze, come tangentopoli (e non solo) dimostrò a inizio anni '90. Detto questo non aggiungo altro per non citare articoli che ho scritto in precedenza. Spero un giorno di potermi smentire…

martedì 5 giugno 2007

Una questione di numeri

E’ passato circa un anno dall’instaurazione del governo Prodi ma ancora oggi permangono dubbi circa la sua possibilità numerica di amministrare il Paese. Di fatto, ogni giorno gli esponenti della fazione opposta ne invocano la caduta per questioni, appunto, di possibilità aritmetiche di governare. Ovviamente gli attaccati si difendono sostenendo il contrario. Chi ha ragione? Forse è il caso di fare un po’ di chiarezza…
Le elezioni politiche del 2006 si chiusero in sostanziale pareggio, con uno scarto ridottissimo ma decisivo pari a circa 24000 voti. Sarà forse colpa del centro-sinistra se l’opinione degli italiani era spaccata e l’esito delle urne fu equilibrato? Io credo di no, per il semplice fatto che nessuno ha la bacchetta magica e tutti provano a fare del proprio meglio. Se poi il match termina in parità non è colpa di nessuno. Così come non è colpa di nessuno se in un sistema democratico bipolare qualcuno deve vincere, qualunque sia la differenza di voti. La democrazia è il governo della maggioranza più uno o non è democrazia. Che questo piaccia o meno, è così.
Chi invece ha colpe pesanti in questa paralisi parlamentare, è il centro-destra del governo Berlusconi. I suoi esponenti hanno prodotto una legge elettorale impresentabile, una “porcata” a detta di chi l’ha firmata, cioè il ministro Calderoli, il quale ha dichiarato di averla scritta volontariamente male per costringere il futuro governo a cambiarla sotto ricatto della Lega. Inoltre, visto che i sondaggi favorivano il centro-sinistra, tutto lo schieramento governativo decise di appoggiarla poiché, bloccando il premio di maggioranza al senato, qualunque governo non avrebbe mai avuto i numeri necessari. In altre parole, sapendo di perdere decisero di limitare i danni. Tra l’altro fu un boomerang perché con la vecchia legge elettorale avrebbero vinto…fu proprio un’idea “brillantissima” quella di cambiarla!
Detto questo, credo abbiate capito di chi siano le responsabilità per l’attuale fase di stallo, quantomeno dal punto di vista algebrico. Di conseguenza, da Berlusconi in giù, dovrebbero avere il buon senso di non ripetere sempre la stessa filastrocca dei "numeri per governare". Io capisco la contrapposizione politica, ma tutto ha un limite…

domenica 3 giugno 2007

Voglio Donadoni a casa!

Ieri la nazionale italiana, campione del mondo, ha vinto risicatamente contro le isole Far Oer, squadra dilettantistica. Chi ha segnato a Buffon cioè al miglior portiere del mondo è Rogvi Jacobsen, di professione carpentiere. Per intenderci, anch’io potrei giocare titolare con quella squadra. Qualcuno indicherà nelle scarse motivazioni il motivo della penosa prestazione, ma la sostanza non cambia: Donadoni è inadeguato al ruolo che ricopre. Delle due l’una: o l’Italia fallirà clamorosamente il raggiungimento dei propri obiettivi e il C.T. avrà dimostrato di essere un incapace o vincerà gli Europei e allora avremo la dimostrazione che chiunque potrebbe allenare a certi livelli.
Per chi non fosse esperto di calcio, espongo brevemente il curriculum del personaggio in questione: Lecco (c2), esonerato. Genoa (b), esonerato. Livorno(a), esonerato. Questo “brillante stratega” è il Commissario Tecnico della nazionale campione del mondo. Ma stiamo scherzando? Dopo Marcello Lippi ci meritiamo questo soggetto? Forse non tutti conoscono il motivo della sua nomina. Si tratta della classica “italianata”, ovvero è un raccomandato. E’ un grande amico dell’ex vice-commissario straordinario della FIGC Demetrio Albertini, in carica al tempo dell’assunzione. Inoltre è antipatico, il che non è una novità essendo così anche i suoi predecessori, però almeno loro erano “qualcuno”. Sacchi, Lippi, Bearzot erano allenatori di caratura internazionale, a loro si poteva perdonarlo. E come non citare i grandi giocatori che rifiutano la nazionale, Nesta e Totti in primis. Un po’ di carisma credo che un allenatore debba averlo…con me non si sarebbero permessi! Inoltre c’è una norma che prevede la squalifica per le volontarie rinunce. Donadoni non li convoca per evitare incidenti diplomatici con i club e quindi i due non incorrono in alcuna sanzione…che grande “coglione”!!!
Se in questo gioco esiste ancora un po’ di dignità credo che la prima cosa da fare sarebbe l’esonero di un condottiero incapace, inesperto e senza personalità. Dato che il termine dignità è stato cancellato da tanti dizionari (non solo quello calcistico), ognuno manterrà il suo posto, come sempre in questo nostro assurdo Paese.

venerdì 1 giugno 2007

Sliding doors

Vi è mai capitato di immaginare la vostra vita in relazione ad un particolare che ne potrebbe aver cambiato il corso? Vi è mai capitato di trovarvi davanti alle porte scorrevoli di un treno e pensare, anni dopo, cosa sarebbe cambiato se quel treno l’aveste preso o meno? A me si, tante volte.
Ovviamente quella del treno è una metafora, rappresenta il momento in cui la propria vita si trova davanti a un bivio, spesso senza neanche accorgersene. L’idea non è mia, l’ho mutuata da un celebre film che analizzava le imprevedibili conseguenze di un banale metrò preso o perso, un mattino qualunque nella vita di una persona qualunque. Il titolo è, appunto, sliding doors.
A me capita spesso di tornare su scelte passate, ricostruirmi mentalmente la vita a seguito di eventuali scelte diverse: se avessi scelto questa facoltà? Se avessi giocato in questa squadra? Se fossi andato a vivere in questa città? Se in quella occasione mi fossi comportato così? Se, se, se, se…con i se e con i ma non si fa la storia, o almeno così si dice…Io sono convinto che bisogna immaginare la propria vita in divenire, guardare avanti senza voltarsi indietro mai (o quasi mai). Tra l’altro andrebbe anche valutato se siamo davvero padroni delle nostre azioni. Qualcuno crede nel destino, in un filo rosso che lega gli episodi della nostra vita al fine di realizzare un disegno già scritto e a noi sconosciuto. Personalmente al fatalismo credo poco e spesso torno sui miei passi attribuendomi meriti e demeriti di quel che mi accade. Forse sbaglio peccando di presunzione. L’unico dato oggettivo, sia come sia, è che indietro non si torna e ognuno paga i propri errori così come raccoglie quello che ha seminato. Poi il resto rientra nel campo delle ipotesi, delle congetture, delle eventualità. In una parola, in tutto ciò che lascia il tempo che trova. Forse l’unica cosa da fare sarebbe correre, sempre e comunque, qualunque sia il proprio ruolo e il proprio percorso, a prescindere dall’essere un leone che deve correre più della gazzella per non morire di fame o gazzella che deve farlo per non essere mangiata. Per entrambi fermarsi a ragionare sui se potrebbe essere deleterio.

martedì 29 maggio 2007

La luce in fondo al tunnel. Che il pallone torni a rotolare...

Questo articolo è dedicato a tutti gli appassionati di calcio. A tutti coloro che negli ultimi anni avevano visto svanire il proprio entusiasmo, che le domeniche si annoiavano a seguire campionati sempre più squallidi. Beh…credo che l’agonia sia finita.
C’era una volta la serie A, nota come il campionato più bello e prestigioso al mondo. Poi, un giorno, alcune grandi squadre si svegliarono la mattina accorgendosi di avere qualche debito di troppo. La crisi economica colpì la Fiorentina, che fallì e venne retrocessa in C2, nonché la Roma che fu costretta a smantellare il proprio organico, divenendo una “Rometta”. Contemporaneamente i crack Cirio e Parmalat distrussero due squadre da queste finanziate, la Lazio di Cragnotti e il Parma di Tanzi. Qualche anno dopo fallirono anche Napoli e Torino, oltre al Genoa spedito in serie C per motivi disciplinari. In questo quadro rimanevano solo 3 squadre ad alti livelli: Juve, Milan, Inter. La iniqua distribuzione dei diritti televisivi, inoltre, faceva si che queste si arricchissero smisuratamente più delle altre 17 che partecipavano al campionato. Di conseguenza diventavano sempre più forti e, grazie alla Champions League, impinguavano le proprie casse ulteriormente, dilatando sempre più la forbice con le altre squadre. In questo contesto già noioso è intervenuta Calciopoli, la quale ha eliminato Juve e Milan, lasciando solo l’Inter a giocarsi lo scudetto. Chiunque abbia un minimo di sale in zucca si sarà schifato di tutte le feste che i nerazzurri stanno facendo. Dopo questo mio discorso, vi sarà chiaro che il calcio italiano è diventato una farsa e che vincere una gara correndo da soli non è il massimo della vita. Il tricolore dell’Inter non vale nulla, perché non è esistito il campionato…
Tranquilli, forse sta arrivando la luce alla fine del tunnel. L’anno venturo tornerà la Juve, anche se non ai livelli di un tempo ma tornerà. Milan e Fiorentina saranno rinforzate e non penalizzate. Roma e Lazio potranno essere competitive grazie ai soldi della Champions, Napoli e Genoa quasi sicuramente torneranno in serie A. Insomma…si torna a giocare sul serio. Visto che il movimento calcistico nostrano è campione del Mondo e d’Europa, è indispensabile che abbia un campionato all’altezza. Che poi il Palazzo sia un letamaio, questo è noto, però è un altro discorso. Ora sto parlando di calcio giocato e forse dall’anno prossimo non ci addormenteremo più davanti al televisore!

sabato 26 maggio 2007

Attenzione! La storia si sta ripetendo...

Intervenendo all’annuale assemblea di Confindustria, il presidente Luca Cordero di Montezemolo ha criticato l’attuale sistema politico denunciandone la debolezza, interpretando così il pensiero di gran parte dell’opinione pubblica, stufa dei soliti personaggi e sempre più distante dalla politica. Stessa idea, qualche giorno fa, la espresse il vice-presidente del consiglio e ministro degli esteri D’alema, uno che non parla mai a sproposito. Segue che forse qualcosa di vero ci sarà…
Sarebbe facile il paragone con la debolezza istituzionale dei primi anni novanta, quella che portò al collasso della prima repubblica e alla nascita del sistema partitico bipolare attualmente in vigore. Tuttavia, tra i due periodi, vi è una differenza sostanziale: allora il Palazzo stava perdendo credibilità a causa degli scandali giudiziari legati al finanziamento illegale dei partiti, noto come tangentopoli. Quindi il problema nasceva dalla disonestà della classe politica. Oggi la mancanza di fiducia scaturisce da una semplice e banale incapacità professionale, intellettuale e comunicativa. In altre parole, i nostri parlamentari sono un “branco di capre”. Non lo dico solo io ma credo sia una sensazione unanime.
Oggi come allora, di questo vuoto sembra volersene giovare qualcuno. Infatti le esternazioni di Montezemolo, secondo molti, non sarebbero casuali bensì sottenderebbero un progetto di partecipazione attiva in politica, una “discesa in campo”. Oggi come allora, un imprenditore si propone come l’uomo nuovo, quello esterno al sistema che nel sistema vorrebbe entrare, a parole per migliorarlo. All’epoca quell’ imprenditore fondò un partito, vinse le elezioni e divenne premier. Oggi che quello lì comincia ad avere una certa età, si appresta a prenderne il posto uno simile a lui, che fa il suo stesso mestiere e che la pensa come lui. Ha solo qualche anno di meno. La formula gattopardiana del “tutto cambia affinché nulla cambi” sembra come non mai pertinente. Potrei sbagliarmi, ma la sensazione è che la storia si stia ripetendo. Siamo sicuri che sia un bene per il Paese?

giovedì 24 maggio 2007

Un'occasione per dimostrare equilibrio e professionalità

In alcuni articoli precedenti ho parlato di Chiesa, libertà d’opinione, informazione, disinformazione, democrazia. E’ scoppiato un caso che racchiude in sé tutti questi temi. Protagonisti: la RAI, Michele Santoro e la CEI. Oggetto del contendere, un video sui preti pedofili girato dalla BBC e acquistato dalla tv di stato italiana al fine di trasmetterlo nell’ambito del programma giornalistico anno zero.
Innanzitutto va sottolineata la fonte:bbc, una delle emittenti più professionali e prestigiose al mondo, per molti un esempio di giornalismo. Segue che, pur non avendo visto il servizio, non dubito della sua qualità e onestà intellettuale, ragion per cui credo che debba essere trasmesso. Tuttavia c’è un però, quello relativo alla natura della trasmissione: Santoro è decisamente di sinistra, cosa concessa a un giornalista solo a patto che dichiari esplicitamente la propria parzialità, al fine di non distorcere disonestamente l’idea di chi ascolta o legge o vede. Lui lo fa, però in questo caso dovrebbe stare particolarmente attento data la delicatezza del tema. Dovrebbe,cioè, sforzarsi di essere più equilibrato possibile e di garantire un dibattito davvero pluralista, affinché una seria inchiesta sociale non si trasformi in uno sterile attacco anticlericale. Per quanto riguarda gli esponenti ecclesiastici, credo che debbano essere i primi ad appoggiare questo progetto al fine di evidenziare le “mele marce” e prenderne le distanze.
Sono, dunque, favorevole alla messa in onda del servizio a condizione che la libertà d’opinione rispetti il limite del buon senso di cui parlai già in precedenza, in questo caso evitando attacchi e strumentalizzazioni. Se le due parti (Chiesa e giornalisti del programma) sapranno mantenere una posizione netta ma leale, credo che questa storia gioverà ad entrambe. Spero non si lascino sfuggire un occasione per ripulire la propria immagine, spesso sporcata da un po’ di presunzione fuori dalle righe.

martedì 22 maggio 2007

Un velo di scetticismo copre il governo Prodi

Ecco i risultati del sondaggio Il Governo Prodi sta migliorando l'Italia?:
si 17%
no 60%
non so, è presto per dirlo 9%
si, ma potrebbe fare di più 10%
no, ma non c'è alternativa 3%

Allora i lettori di questo blog sono militanti di destra? No, non credo, quantomeno non tutti. Resta però da giustificare un’avversione così schiacciante all’attuale governo in carica.
Considerando l’ovvio dissenso dei "berlusconiani", credo che le critiche arrivino anche da sinistra. Sicuramente quella radicale, delusa da troppa moderazione. Credevano di votare Zapatero e si sono ritrovati Mastella, giusto per fare un nome. I Dico sono ancora da definire, le missioni militari confermate e rinvigorite, il partito maggioritario si è trasformato da democratico di sinistra in democratico.
Gli altri elettori dell'unione sono forse rimasti delusi da un inizio tentennante, causato da un coro troppo polifonico per permettersi qualche assolo incisivo. In altre parole, ha prodotto poche e annacquate riforme.
Personalmente ho votato la terza opzione, quella che concede ancora un po’ di tempo, poiché credo che il lavoro sia lungo e farraginoso. E’ vero che nei precedenti articoli ho espresso pessimismo per tutto il sistema politico italiano a causa della sua natura oligarchica e antiquata, però al momento il Paese ha bisogno di stabilità e quindi spero che il governo duri. In futuro, magari con un'altra legge elettorale e qualche nome nuovo, forse avremo qualcosa di meglio.

sabato 19 maggio 2007

E se il suffragio universale non fosse così democratico come crediamo?

Pensando all’incompetenza politica di alcuni recenti primi ministri, come Bush o Berlusconi, o al proliferare di candidature inopportune, come quelle di attori, sportivi, “soggetti improbabili” vari, mi viene da concludere che forse il suffragio universale, conquista essenziale di tutte le democrazie moderne, non sia poi così efficace al fine di una corretta amministrazione della polis. Infatti, premesso che ogni cittadino abbia diritto di scegliere i propri rappresentanti, siamo proprio sicuri che chi vota lo fa coscientemente? Siamo proprio sicuri che l’intero elettorato sappia davvero per chi vota, quando vota? Siamo proprio sicuri che il popolo sappia chi possa veramente soddisfare i propri bisogni e migliorare la propria vita? Io credo di no. Basta fare qualche statistica per realizzare che una porzione minoritaria della popolazione legge i giornali, che i libri spesso fungono da soprammobile e che a laurearsi siano relativamente in pochi, nonostante un recente innalzamento numerico. Il punto è che, su sessanta milioni di abitanti, sono pochi quelli che hanno competenze in politica economica, politica estera, politica sanitaria,ecc. Sono convinto che le preferenze elettorali degli italiani passino per Porta a Porta e trasmissioni del genere. Vince chi appare di più, chi ostenta una maggiore preparazione, chi risulta più simpatico e/o popolare. Negli USA vinse Bush in quanto "cafone bifolco" come gran parte degli americani medi. In Italia, Berlusconi solo perché era già conosciuto in altri campi. Vi pare che uno che non ha mai fatto politica in vita sua, senza esperienza, diventi subito Premier? A me no. Come non mi piace che vengano eletti personaggi come Gardini, Carfagna, Caruso, Luxuria, ecc. Nulla di personale, ma credo che il parlamento debba essere il meritato aprrodo dopo anni di studi, fatica, carriera, preparazione. Non è mica un bar…
E’ chiaro che limitare il diritto di voto significherebbe eleggere persone che agirebbero nell’interesse di pochi e non di tutti. Ma siamo proprio sicuri che non lo stiano già facendo? In politica comandano solo i dirigenti di partito, poi gli altri fanno numero, così che non esiste un vero dibattito parlamentare, una vera dialettica tra idee diverse. Forse la democrazia rappresentativa è la maschera di un’oligarchia latente. Forse la democrazia nel 2007 non esiste ancora. Certo sempre meglio che dittature, regimi militari o religiosi, ma sono convinto che si possa fare di più, si debba fare di più. Magari se tutto l'elettorato iniziasse a leggere e informarsi di più.

giovedì 17 maggio 2007

Il buon senso come limite alla libertà d'opinione

L’università di Teramo è al centro di polemiche relative all’invito, da parte del prof. Moffa, di un noto intellettuale francese di nome Faurisson. Egli è attualmente capofila del negazionismo internazionale, movimento culturale con cui si indicano le teorie revisioniste, secondo cui l'Olocausto sarebbe stato assai più ridotto di quanto la storiografia dominante ritenga, o addirittura non sia mai avvenuto. In Francia, a causa delle sue posizioni, è stato interdetto dall'insegnamento e da ogni mezzo di comunicazione di massa. A Teramo, il consiglio di facoltà ha ufficialmente diffidato Moffa, il quale dichiara però che consentirà ugualmente al collega di tenere la sua conferenza, in nome del diritto d’espressione. Io disapprovo. Premesso, infatti, che la libertà d’opinione sia fondamentale per ogni Paese civile e democratico (vedi art. 21, costituz. italiana), credo che nella vita ci siano dei limiti a tutto. Delle colonne d’Ercole oltre le quali questo diritto degenera in sterile provocazione. Non mi si dia del censore, ma credo che ogni cosa debba sempre essere guidata dal buon senso. Ci sono dei temi che non possono essere messi in discussione. Cancri come la pedofilia, la mafia, il satanismo( giusto per fare qualche esempio), devono essere trattati unilateralmente, con una posizione di ferma condanna. Così l’Olocausto. Lo sterminio degli Ebrei è una piaga nella storia dell’Europa Contemporanea, non ci possono essere dubbi. Che poi qualcuno lo neghi solo per inveire contro Israele, è la prova che ne fa un uso strumentale ed estraneo da finalità scientifiche.
Tutti hanno il diritto di dire ciò che vogliono ma nessuno può calpestare valori imprescindibili per ogni persona civile. Ragionare un po’ sulle proprie tesi, non sarebbe un’idea sbagliata. Una recente canzone italiana recita: “prima di parlare pensa!”.

Dove giocherà, l'anno prossimo, Gigi Buffon?

“Gigi Buffon, resta con noi!”, cantano i tifosi della Juventus. Il calciatore in questione è uno dei più forti portieri della storia del calcio, sicuramente il migliore del momento. E’ un campione del mondo, è un trascinatore, è un ragazzo serio. Ovvio, quindi, che tutti desidererebbero averlo nella propria squadra. Una sua eventuale cessione, tuttavia, sarebbe auspicabile sia per la Juve che per Buffon. La prima, infatti, ha bisogno di denaro per ricostruire la squadra, il secondo desidera (giustamente) giocare la Champions League, possibilmente con una squadra forte e blasonata. Non è detto, però, che lasci Torino. E’ paradossalmente prigioniero della propria bravura: affinché non venga svenduto, il valore suo cartellino non può scendere sotto i 55/60 milioni di Euro. Inevitabile, quindi, che gli acquirenti siano pochi. Io provo a ipotizzare una sua possibile destinazione (vediamo quanto capisco di calcio…). In Italia ci sarebbero Milan e Inter. Entrambe hanno rinnovato il contratto al proprio portiere, quindi sarebbero da escludere. Tuttavia, la prima nutre qualche dubbio sull’affidabilità del suo estremo difensore, la seconda ha soldi da spendere e notoriamente ragiona poco prima di aprire il portafoglio. All’estero ci sarebbero solo 4 squadre con le possibilità economiche per acquistare Gigi. Real Madrid, che però ha già Casillas, il quale è un simbolo della sua squadra giocandoci da tanti anni ed essendo uno dei migliori portieri al mondo, nonché madrileno. Il Barcellona ha Valdes, portiere tecnicamente normale ma catalano. Sappiamo quanto in Catalogna tengano alla propria terra, quindi è difficile che si muova di lì. Lasciamo la Spagna per l’Inghilterra. Nel Chelsea gioca Cech, il migliore dopo Buffon. Il Manchester, invece, ha in Van der Sar un portiere mediocre, quindi potrebbe aver bisogno di coprire questo ruolo. Le possibili soluzioni terminano qui, poichè altri club, in questo momento, non potrebbero permetterselo.
La mia previsone è: se va via dalla Juve approda quasi sicuramente al Manchester. Il quasi si giustifica dall’ipotesi che non voglia emigrare, visto che si dichiara politicamente nazionalista. In quel caso andrebbe al Milan. Quindi 70% Red Devils, 30% Rossoneri. Se volete scommettere, fatelo in base a queste indicazioni. Se poi vincete, mentre ritirate i soldi ricordate di dover essere grati al sottoscritto!!

mercoledì 16 maggio 2007

La "brillante" idea dell'indulto

A distanza di mesi dalla sua approvazione, l’indulto è sempre d’attualità. Infatti sono molti coloro che, beneficiato dell’ improvvisa libertà, sono tornati a delinquere. Sono profondamente convinto dell'insensatezza di questa legge. Capisco la motivazione ufficiale ma non l’approvo. Dato che le carceri erano estremamente sovraffollate e la pena diveniva, per questo, sproporzionata al reato, nacque l’idea di sfoltirle con un gran numero di scarcerazioni. Il provvedimento fu approvato trasversalmente: dalla destra per favorire alcuni inquisiti “eccellenti” (es. Previti), dalla sinistra per un buonismo insito negli elettori più ideologizzati. E così l’autorità dello Stato è svanita. Inoltre, i processi in corso, pur dovendosi celebrare, divengono inutili perché impossibilitati a comminare sanzioni. Nei precedenti post, ho spesso sottolineato il valore della legalità, concetto senza colore se non quello di ogni democrazia. Io detesto la demagogia e credo che farsi impietosire allorché qualcuno infranga le leggi, sia un messaggio pericoloso per gli equilibri del Paese. E’ vero che la legge non è uguale per tutti, tant’è che condanna solo i poveri disgraziati laddove “altri”, in un modo o nell’altro, mantengono la propria libertà. Tuttavia, aprire le porte lo trovo eccessivo. Come detto, è stato firmato da entrambe le fazioni, quindi la dialettica politica non appartiene al discorso. Questa legge dimostra semplicemente un’ assoluta incompetenza dei politici italiani, nonché dell’attuale ministro della giustizia, Clemente Mastella. Tra l'altro, non mi risulta abbia prodotto la tanto sbandierata ristrutturazione del sistema carcerario. La verità è che in Italia impera il dilettantismo, al punto che nessuno ha valutato la cosa più ovvia: se una persona delinqueva prima, non avendo cambiato la propria posizione socio-economica durante il carcere, ottenuta la libertà non avrà altra scelta che riprendere la vita di prima.
Spero che i nostri parlamentari la prossima volta contino fino a 10 prima di prendere certe “brillanti” decisioni…

martedì 15 maggio 2007

Un malcostume che genera equivoci e veleni

Archiviata la lotta per lo scudetto ancora prima che iniziasse il campionato, stabilite le squadre che parteciperanno alla prossima champions league, l’attenzione si concentra ora sulla lotta per non retrocedere. Per la cronaca, con Ascoli e Messina già in B, l’ultimo biglietto x l’inferno se lo giocano Chievo, Reggina, Torino, Livorno, Parma, Cagliari, Siena, Catania. I calcoli di classifica sono più complessi di un esame di astrofisica ed è qui che emerge il malcostume tipico italiano. A questo punto della stagione, infatti, ogni anno assistiamo a molte partite tra squadre assuefatte dal raggiungimento del proprio obiettivo contro altre che si giocano tutto. I risultati si falsano,le polemiche e i veleni nascono di conseguenza. Mi chiedo se sia possibile che professionisti affermati e strapagati non abbiano l’obbligo di onorare i propri impegni fino alla fine. Sinceramente, non capisco come si faccia a parlare di stimoli quando i calciatori non scendono in campo per divertirsi bensì per lavorare. Forse a questi “signorini” qualcuno dovrebbe ricordare che il calcio, per loro( purtroppo non per me, sapete che vita altrimenti…), è un lavoro. Giocare 90 minuti al 100% delle proprie possibilità è un dovere professionale, morale, mediatico. Invece, assistiamo sempre a partite quantomeno “equivoche”, a causa delle quali c’è chi potrebbe farsi molto male…non raggiungendo il proprio obiettivo per colpa di superficialità e buonismo, purtroppo sempre dietro l’angolo nel mondo del calcio e non solo.

domenica 13 maggio 2007

L'ipocrisia dell'istituzione ecclesiastica

Ho già parlato della strumentalizzazione che il Vaticano ha fatto del ruolo della famiglia. Mi vengono in mente altre situazioni in cui i valori propugnati da Gesù Cristo non abbiano trovato riscontro nelle politiche cattoliche. Innanzitutto, il Cristianesimo mette al centro della propria dottrina la pace universale. Tuttavia, non ricordo una parole fosse una, pronunciata da qualche cardinale circa l’intervento militare in Afghanistan piuttosto che in Iraq o in Libano. Probabilmente non avrebbero avuto un tornaconto economico, quello che hanno nel promuovere le scuole private. I cristiani dovrebbero essere tutti uguali, però la Chiesa spesso dichiara che dovrebbero essere stanziati più soldi alle scuole in cui ci vanno in pochi(ma gestite dal Vaticano) a scapito della scuola pubblica. Una “carognata” che certo non può far piacere a chi sinceramente crede nelle dottrine evangeliche. Inoltre mi risulta che lo stesso Vaticano sia ricchissimo ma i soldi non vengono ridistribuiti tra i fedeli, quindi cade anche la tesi della grande famiglia dei figli di Dio. E i partiti? La Democrazia Cristiana ha governato per 50 anni l’Italia, guadagnandosi l’appellativo di Moby Dick, la balena bianca. Ora, sulle sue rovine, sono nati vari partiti, alcuni dei quali hanno raggiunto anche posizioni di governo negli ultimi anni. Ma la dialettica e i compromessi della politica, Gesù li avrebbe voluti? Potrei andare avanti a lungo ma il concetto credo sia chiaro. La mia non è una posizione atea, anzi a contrario, forse è più coerente con i precetti cristiani di quanto non lo sia quella dell’istituzione ecclesiastica. La loro fortuna è che molti credenti praticanti sono ingenui, quindi non aprono gli occhi su questa realtà. Di conseguenza, il Vaticano oltre che ipocrita è anche vile, perché approfitta della buona fede della gente.

venerdì 11 maggio 2007

Il ruolo della famiglia, un equivoco che spiazza l'opinione pubblica

In occasione del suo ultimo viaggio in Brasile, Benedetto XVI è tornato sul tema della famiglia e delle convivenze civili. "E' necessario dire no a quei mezzi di comunicazione sociale che mettono in ridicolo la santità del matrimonio e la verginità prima del matrimonio", afferma. Il 12 maggio, i cattolici scenderanno in piazza a difesa del matrimonio tradizionale, nell’ambito del noto “Family Day”. Nel dibattito politico, coloro che sono contro i Pacs(o Dico), alimentano la propria posizione appellandosi al ruolo primario della famiglia. Comunque la pensiate circa le unioni civili, non potete dissentire con me su un punto: la Chiesa sta “giocando sporco”. Per difendere lo status quo, sta diffondendo paure immotivate all’opinione pubblica, fumo negli occhi degli ingenui. Nè la famiglia, nè i valori ad essa correlati, sono a rischio. Innanzitutto perché chiunque potrà sempre sposarsi con rito tradizionale. Poi, perché un’eventuale unione non matrimoniale, seppur con una formula giuridica differente, sarebbe costruita sulla medesima base e tenuta insieme dallo stesso collante: l’Amore. Infine, le statistiche dimostrano che in quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea questa formula è attiva e le famiglie, anzichè distrutte, sono più tutelate che in Italia, sul piano dei sussidi connessi al suo mantenimento, come quelli destinati a lavoro, casa, allevamento dei figli, ecc. Se a questo si aggiunge che i parlamentari schierati sul versante clericale hanno 2-3 famiglie a testa, viene fuori un quadro estremamente incoerente con le tesi del Vaticano.
La Chiesa è interessata solo a mantenere un ruolo primario nelle celebrazioni nuziali, sa che subirebbe perdite in campo economico, politico e sociale. Detto questo, ognuno è libero di avere la propria idea sul tema, cercando,però, di non farsi confondere da tesi inesatte.