Dopo più di due anni ho deciso di riprendere a scrivere. Oggi più di allora sento il bisogno di condividere le mie idee, i miei punti di vista, le mie paure, il mio disappunto. L'Italia è un Paese in decadenza e forse l'unica cosa che ci resta è la possibilità di capire il marcio del nostro sistema politico, del nostro mercato del lavoro, della nostra economia, della nostra società.
Ho intenzione di dare un taglio più netto ai miei articoli, più politici, più schierati, più personali.
Grazie per avermi dedicato anche un minuto della vostra vita, buona lettura!






" Il pil misura qualunque cosa, tranne ciò per cui vale la pena vivere" (Bob Kennedy)

"La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perchè dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico" (Enrico Berlinguer)


giovedì 16 agosto 2007

I giovani non sono più quelli di una volta...

Questa frase, o meglio, questo luogo comune, spesso riecheggia nei discorsi degli “over 40” o dalle pagine dei giornali se non da qualche talk show televisivo. Le notizie provenienti dai media spaziano da risse ad alcolismo diffuso, da atti di “bullismo” a stragi del Sabato sera. “Questi giovani sono scansafatiche!”, “questi giovani non hanno ideali, mica come noi una volta…”, “Questi giovani…”. Ma ci sarà qualcosa di vero in queste chiacchere da bar?
Effettivamente qualcosa di vero c’è. I tempi sono cambiati, inutile negarlo, e con il calendario che scorre muta pure la società, costante nella sua evoluzione dialettica. La realtà odierna evidenzia una solitudine insita e forse inconscia nelle nuove generazioni, dovuta non tanto a mancanza di affetti o amici ma quanto ad una situazione di abbandono in cui versano. Un tempo, infatti, essi correvano lungo binari prestabiliti dai quali era difficile affrancarsi: c’era innanzitutto l’educazione familiare, molto più rigida e incanalata che oggi, epoca in cui l’emancipazione post-sessantottina è acquisita da un pezzo. C’era, inoltre, la religione cui oggi è molto più difficile credere. La Chiesa è in crisi persino di vocazioni (Urge modernizzazione strutturale nei costumi e nella cultura di questa per non dissolvere una millenaria tradizione!). C’erano l’educazione sessuale, la castità prematrimoniale, i preconcetti sessuofobi…temi ormai finiti in prescrizione! C’era soprattutto la politica. Un tempo si sceglieva un’idea, un punto di vista, un partito e come capre lo si seguiva senza fare domande. Nell’era di internet e della globalizzazione, cioè della comunicazione libera e indipendente che viaggia in rete, la consapevolezza della complessità del reale impedisce certe manipolazioni di massa, favorendo la costruzione di idee più personali.
Questi pochi esempi testimoniano come l’essere umano sia oggi abbandonato a se stesso, costretto a camminare con le proprie gambe. Questo è un bene perché permette a tutti di agire liberamente, di sbagliare e quindi di crescere. Il lato oscuro della vicenda si chiama alcol, coca, sballo, ecc., consolazione di chi non sa o non vuole prendere la vita di petto. Gli anni 2000 sono un periodo di transizione, un cantiere aperto nel quale la società si sta evolvendo verso un futuro più cosmopolita, aperto, tollerante, vivace, maturo. Il prezzo da pagare a volte è alto ma ne vale la pena.

martedì 14 agosto 2007

Messico e Nuvole, il lato triste dell' America...

Los Angeles, grande metropoli statunitense. Los Angeles, abbreviazione di Ciudad de la Iglesia de Nuestra Señora de Los Angeles sobra la Porziuncola de Asìs, in pratica la città degli angeli. Los Angeles, la città in cui vive da poco David Beckam, strapagato neoacquisto dei Galaxy, la squadra di calcio della città. E’ la città di Hollywood,” Olimpo dorato” in cui l’industria cinematografica trasforma in oro tutto ciò che tocca, trasforma in abulia, sperpero, imbarazzante abbondanza quella che doveva essere solo un ‘arte. Los Angeles è la città di Beverly Hills, dei ricchi, del California Dream, della “bella vita”. O almeno così può sembrare.
Los Angeles è una delle città più eterogenee al mondo,con una popolazione di origine ispanica prossima ormai al 50%. Essa sintetizza come non mai la sperequazione socio-economica propria degli Stati Uniti e forse di tutto il mondo Occidentale. Se da un lato ci sono lusso e vergognosi sprechi (ditemi voi come si fa a retribuire una singola persona 50-60-100 mln di Dollari…inconcepibile!), gente che fa collezione di auto sportive tra una striscia di coca e l’altra,
nel resto dell’hinterland vi sono miseria e disperazione. Già disperazione…Quella del miliardario che cerca di dare un senso alla sua spesso inutile vita e quella, molto più concreta, di chi lotta giorno dopo giorno per avere un domani.
Poco distante dalla città c’è il confine Messicano. Forse non tutti sanno che le donne prossime al parto spesso tentano un folle attraversamento illegale della frontiera, al fine di garantire cittadinanza USA al nascituro, al fine di dargli uno 0.1 % di possibilità in più di avere un futuro. Il mondo è così: se da un lato qualcuno ha tanto, troppo, dall’altro c’è chi non ha nulla…Ogni luna ha il suo lato oscuro. Se da un lato il capitale arrogantemente impera, dall’altro il sole di questo immenso benessere viene oscurato dalle nuvole della povertà, quella del Centro e Sud America. Quella del "terzo mondo", delle baraccopoli, della scarsità d'acqua potabile, del PIL inesistente perchè inesistente l'industrializzazione; proprio di fianco al Paese più industrializzato al mondo! Qualcuno parlava di Messico e nuvole come il lato triste dell’America.

sabato 11 agosto 2007

Inno del V-Day



Un omaggio per i miei lettori...

Mi spiego meglio...

Date le numerose critiche ricevute a seguito dell’articolo precedente, ho ritenuto necessario chiarire alcuni punti, affinché le mie parole non vengano equivocate.
Premetto che sono un estimatore di Beppe Grillo e riconosco il valore del suo lavoro di denuncia e sensibilizzazione. Sono convinto che fare sentire la propria voce sia sempre un passo avanti verso un futuro migliore e che tutte le rivoluzioni partano dal basso. Detto questo, il problema è che spesso la voce resta voce, la consapevolezza della necessità di cambiamento resta pura ideologia. Come scritto in precedenza, “è già qualcosa” ma non basta.
Non mi si dia del conservatore-reazionario perché non lo sono. A contrario, quando sostenevo che il "nuovo" deve nascere dall’interno intendevo la necessità di riforme, cioè la concretizzazione legislativa delle idee provenienti dal fuoco rivoluzionario della piazza. Secondo me se il popolo si ferma all’invettiva ottiene poco. Il vento del cambiamento deve passare per una nuova cultura condivisa a livello politico-partitico, affinché dal parlamento possano nascere nuove leggi atte a modernizzare il Paese, incidendo nel tessuto sociale,culturale e imprenditoriale. La rivoluzione per via istituzionale, un po’ come Zapatero in Spagna! Tuttavia, consapevole della realtà italiana, ho sostenuto e sostengo che questa concretizzazione delle giuste parole della piazza sia difficile da realizzarsi. Da li la metafora dei mulini a vento.
Da studente di scienze politiche, un ‘analisi realistica andava fatta.Poi si continui a manifestare e sfogare il proprio malcontento, alla democrazia certo male non farà.

venerdì 10 agosto 2007

Quando il "Grillo parlante" si trasforma in "Don Chisciotte"

L’8 Settembre 2007 sarà ricordato come il giorno del V-Day, ovvero Vaffanculo Day. In tutte le piazze italiane si raduneranno seguaci del Savonarola di Genova, Beppe Grillo, per sfogare il proprio malcontento verso il sistema politico italiano, accusato d’immobilismo, servilismo, oligarchia, nepotismo, egoismo, ignoranza, ecc. ecc. chi più aggettivi dispregiativi conosce, più ne metta.
Ma qual è il senso di questa giornata? Nessuno, il suo scopo è puramente dimostrativo. Servirà a cambiare lo status-quo? Non credo, ma quantomeno se ne parlerà. E’ già qualcosa.
Chi legge il mio blog saprà che sui contenuti della protesta sono d’accordo, avendo più volte denunciato io stesso l’insostenibile situazione attuale. Restano, tuttavia, le perplessità sulla reale consistenza di queste forme di partecipazione. A me non piacciono le cose plateali, non mi piacciono le battaglie perse in partenza, non mi piacciono i Don Chisciotte che lottano contro i mulini a vento. Denuncia, denuncia, denuncia…tutte cose che fanno bene alla democrazia, alla libertà d’opinione, alle coscienze, ma non basta. Spesso, troppo spesso, le parole restano gocce in un oceano, un qualcosa che vola via col vento. La verità è che il cambiamento deve passare NECESSARIAMENTE per l’interno, cioè per il parlamento, per le istituzioni, per il sistema imprenditoriale e bancario. Riforme ci vogliono, solo riforme. Una presa di coscienza nei principali attori della vita pubblica italiana è necessaria affinché qualcosa cambi davvero. E i Grilli Parlanti, si sa, anche nelle favole vengono ignorati, figurarsi nella realtà! Coloro i quali detengono il potere sostanziale del Paese continueranno per la loro strada. Li puoi mandare a F….quanto vuoi, ma la torta resterà sempre troppo dolce perchè smettano di spartirsela. Il mondo va così, sarebbe bello cambiarlo, ma non è possibile se non nei sogni. E allora, in piena fase REM, che arrivi pure il Don Chisciotte col suo cavallo a fare la rivoluzione!

martedì 7 agosto 2007

L'uomo giusto, al posto giusto, nel momento giusto

A volte nella vita capita di perdere il proprio treno, altre che il treno ti passi a prendere a casa improvvisamente, inaspettatamente e indipendentemente dalla tua volontà. Accadde così che un tale Veltroni Walter, brillantissimo sindaco di Roma nonché stimato uomo di cultura, venga designato come l’unico leader possibile del nascituro Partito Democratico e, probabilmente, come prossimo candidato premier del centro-sinistra.
A volte la vita è così, ti offre la grande occasione quasi per caso. Accadde così che dopo mesi di tribolati lavori il nuovo soggetto politico stentasse a decollare, in crisi di consenso e credibilità. Piero Fassino, colui che ci aveva lavorato più di tutti, sono convinto che avesse ambizioni notevoli ma, nonostante la sua grande preparazione, ha il carisma di un comodino. Non funzionerai! Gli avranno suggerito in coro…e così ecco spuntare Mr.Miele, l’uomo più zuccheroso, buonista, strappavoti che ci sia. Quanto valga come statista lo dimostrerà eventualmente a suo tempo ma la certezza è che piace, eccome se piace…Walter Veltroni è il figlio che ogni madre vorrebbe avere, il padre che ogni figlio vorrebbe avere, l’amico che tutti vorrebbero avere. Lui è così, un uomo perbene, equilibrato fino all’estremo dell’immobilismo, il re della diplomazia. In un sistema politico in cui contano il consenso e l’apparire, queste sono le caratteristiche che deve avere un leader.
In ottobre ci saranno le primarie, una formalità che gli darà le chiavi del futuro politico italiano, lo incoronerà come l'unico mediaticamente in grado di sfidare Berlusconi. Bisserà su scala nazionale i successi locali? Lo sapremo presto, forse anche prima del 2011 (non è detto, infatti, che le urne non si riapriranno prima del termine previsto).
Io credo che il buon Walter avesse per la testa ben altri progetti ma l’occasione della vita lo chiama: in fondo non è da tutti essere l’uomo giusto, al posto giusto, nel momento giusto.

domenica 22 luglio 2007

L'arte dentro di noi

Avrete notato che il mio sito è ricco di citazioni. Sono presenti stralci di canzoni, poesie, massime filosofiche. Questo come si concilia con la denominazione del mio sito, chiamato “ilblogdigianluca”? Allora i contenuti di questo blog sono mutuati anche da fonti diverse dal sottoscritto? Beh, non proprio…Fermo restando che gli articoli sono tutti miei (per fortuna o purtroppo, ma è così…), posso con certezza affermare che anche tutto il resto lo è.
Il concetto è di portata universale: l’arte non è di chi la produce ma di tutti coloro che hanno il piacere di ammirarla. Se guardo un film o un quadro, se ascolto musica, se leggo un romanzo, lo faccio con i miei occhi, le mie orecchie, il mio intelletto, il mio cuore, le mie esperienze. In altre parole, interpreto tutto in chiave soggettiva, rendendo unica e personale le lettura dell’opera. Ad esempio, quando scrivo “ la vita è un brivido che vola via”, mi riferisco al mio modo d’interpretare l’esistenza, a un concetto che sento in relazione al mio essere, così che i versi di Vasco sono anche miei. Il bello dell’arte è proprio questo: il suo carattere “democratico” e universale.
Il rock, il blues, il jazz, il soul, nascono dall’inquietudine, dalla rabbia, dall’insoddisfazione, dalla voglia di vivere: sensazioni trasmesse da chi le prova a chi ascolta, probabilmente con lo stesso identico stato d’animo. La Gioconda, una delle opere d’arte più famose al mondo, è immersa in un’aurea di nebbia e mistero, trasmette malinconia e dolcezza, sentimenti probabilmente propri della sensibilità di chi l’ammira. In fondo, la cultura aiuta a raggruppare i popoli in un comune sentire proprio del genere umano.

sabato 9 giugno 2007

Sarkozy e la "droite" socialista

Nicolas Sarkozy, neo-presidente della Repubblica Francese, sta attuando riforme a ritmi frenetici. Pur essendo esponente della droite, le sue linee politiche di governo appaiono ugualmente più a sinistra che in Italia, dove c’è un governo socialista. Mi spiego meglio: il neo-inquilino dell’Eliseo ha effettuato tagli sul welfare state, il quale ciò nonostante resta più consistente del nostro. Qualche esempio: ha tagliato il sussidio di disoccupazione a chi rifiuta un impiego per due volte. In Italia, il sussidio di disoccupazione non esiste. Abolizione dell’imposta di successione su piccoli e medi patrimoni. Da noi è stata abolita anche su quelli grandi, da Berlusconi così come dal governo attuale, dato il tacito assenso.
Assodato che lo stato sociale d’oltralpe sia indubbiamente più forte, qualcuno potrebbe pensare che il rovescio della medaglia sia un’ ingente spesa pubblica. Invece no, visto che l’Italia ha un debito pubblico pari al doppio di quello francese. Il cuore del problema, dunque, è sempre lo stesso. Mi spiace ripetermi ma l’inefficienza dell’amministrazione nostrana è sempre sotto gli occhi di tutti.
I meccanismi della spesa sono rimasti quelli dell’era DC, finalizzati alla formazione del consenso e alla creazione di clientele dipendenti dal denaro pubblico, attraverso sovvenzioni a cliniche amministrate da politici o loro amici, pensioni a cinquantenni, alti stipendi a funzionari statali spesso perditempo,ecc. Non lo devo ricordare io che gli investimenti finalizzati ad un miglioramento del benessere generale siano anche quelli verso bambini, famiglie, anziani, poveri,ecc. Lo Stato italiano, sul piano delle azioni politiche costruttive, è vergognoso. Il governo è composto, tra ministri e sottosegretari, da circa ottanta persone. L’altro giorno ho scoperto l’esistenza del ministro per l’attuazione del programma di governo, un tale Santagata Giulio. Ma stiamo scherzando? Ma che ministero è? Ma erano finite le poltrone? In Francia i ministri sono 15. Credo che oltre cinquant’anni di dittatura bianca (il governo DC) abbiano reso il nostro Paese un luogo di sprechi e inefficienze, come tangentopoli (e non solo) dimostrò a inizio anni '90. Detto questo non aggiungo altro per non citare articoli che ho scritto in precedenza. Spero un giorno di potermi smentire…

martedì 5 giugno 2007

Una questione di numeri

E’ passato circa un anno dall’instaurazione del governo Prodi ma ancora oggi permangono dubbi circa la sua possibilità numerica di amministrare il Paese. Di fatto, ogni giorno gli esponenti della fazione opposta ne invocano la caduta per questioni, appunto, di possibilità aritmetiche di governare. Ovviamente gli attaccati si difendono sostenendo il contrario. Chi ha ragione? Forse è il caso di fare un po’ di chiarezza…
Le elezioni politiche del 2006 si chiusero in sostanziale pareggio, con uno scarto ridottissimo ma decisivo pari a circa 24000 voti. Sarà forse colpa del centro-sinistra se l’opinione degli italiani era spaccata e l’esito delle urne fu equilibrato? Io credo di no, per il semplice fatto che nessuno ha la bacchetta magica e tutti provano a fare del proprio meglio. Se poi il match termina in parità non è colpa di nessuno. Così come non è colpa di nessuno se in un sistema democratico bipolare qualcuno deve vincere, qualunque sia la differenza di voti. La democrazia è il governo della maggioranza più uno o non è democrazia. Che questo piaccia o meno, è così.
Chi invece ha colpe pesanti in questa paralisi parlamentare, è il centro-destra del governo Berlusconi. I suoi esponenti hanno prodotto una legge elettorale impresentabile, una “porcata” a detta di chi l’ha firmata, cioè il ministro Calderoli, il quale ha dichiarato di averla scritta volontariamente male per costringere il futuro governo a cambiarla sotto ricatto della Lega. Inoltre, visto che i sondaggi favorivano il centro-sinistra, tutto lo schieramento governativo decise di appoggiarla poiché, bloccando il premio di maggioranza al senato, qualunque governo non avrebbe mai avuto i numeri necessari. In altre parole, sapendo di perdere decisero di limitare i danni. Tra l’altro fu un boomerang perché con la vecchia legge elettorale avrebbero vinto…fu proprio un’idea “brillantissima” quella di cambiarla!
Detto questo, credo abbiate capito di chi siano le responsabilità per l’attuale fase di stallo, quantomeno dal punto di vista algebrico. Di conseguenza, da Berlusconi in giù, dovrebbero avere il buon senso di non ripetere sempre la stessa filastrocca dei "numeri per governare". Io capisco la contrapposizione politica, ma tutto ha un limite…

domenica 3 giugno 2007

Voglio Donadoni a casa!

Ieri la nazionale italiana, campione del mondo, ha vinto risicatamente contro le isole Far Oer, squadra dilettantistica. Chi ha segnato a Buffon cioè al miglior portiere del mondo è Rogvi Jacobsen, di professione carpentiere. Per intenderci, anch’io potrei giocare titolare con quella squadra. Qualcuno indicherà nelle scarse motivazioni il motivo della penosa prestazione, ma la sostanza non cambia: Donadoni è inadeguato al ruolo che ricopre. Delle due l’una: o l’Italia fallirà clamorosamente il raggiungimento dei propri obiettivi e il C.T. avrà dimostrato di essere un incapace o vincerà gli Europei e allora avremo la dimostrazione che chiunque potrebbe allenare a certi livelli.
Per chi non fosse esperto di calcio, espongo brevemente il curriculum del personaggio in questione: Lecco (c2), esonerato. Genoa (b), esonerato. Livorno(a), esonerato. Questo “brillante stratega” è il Commissario Tecnico della nazionale campione del mondo. Ma stiamo scherzando? Dopo Marcello Lippi ci meritiamo questo soggetto? Forse non tutti conoscono il motivo della sua nomina. Si tratta della classica “italianata”, ovvero è un raccomandato. E’ un grande amico dell’ex vice-commissario straordinario della FIGC Demetrio Albertini, in carica al tempo dell’assunzione. Inoltre è antipatico, il che non è una novità essendo così anche i suoi predecessori, però almeno loro erano “qualcuno”. Sacchi, Lippi, Bearzot erano allenatori di caratura internazionale, a loro si poteva perdonarlo. E come non citare i grandi giocatori che rifiutano la nazionale, Nesta e Totti in primis. Un po’ di carisma credo che un allenatore debba averlo…con me non si sarebbero permessi! Inoltre c’è una norma che prevede la squalifica per le volontarie rinunce. Donadoni non li convoca per evitare incidenti diplomatici con i club e quindi i due non incorrono in alcuna sanzione…che grande “coglione”!!!
Se in questo gioco esiste ancora un po’ di dignità credo che la prima cosa da fare sarebbe l’esonero di un condottiero incapace, inesperto e senza personalità. Dato che il termine dignità è stato cancellato da tanti dizionari (non solo quello calcistico), ognuno manterrà il suo posto, come sempre in questo nostro assurdo Paese.

venerdì 1 giugno 2007

Sliding doors

Vi è mai capitato di immaginare la vostra vita in relazione ad un particolare che ne potrebbe aver cambiato il corso? Vi è mai capitato di trovarvi davanti alle porte scorrevoli di un treno e pensare, anni dopo, cosa sarebbe cambiato se quel treno l’aveste preso o meno? A me si, tante volte.
Ovviamente quella del treno è una metafora, rappresenta il momento in cui la propria vita si trova davanti a un bivio, spesso senza neanche accorgersene. L’idea non è mia, l’ho mutuata da un celebre film che analizzava le imprevedibili conseguenze di un banale metrò preso o perso, un mattino qualunque nella vita di una persona qualunque. Il titolo è, appunto, sliding doors.
A me capita spesso di tornare su scelte passate, ricostruirmi mentalmente la vita a seguito di eventuali scelte diverse: se avessi scelto questa facoltà? Se avessi giocato in questa squadra? Se fossi andato a vivere in questa città? Se in quella occasione mi fossi comportato così? Se, se, se, se…con i se e con i ma non si fa la storia, o almeno così si dice…Io sono convinto che bisogna immaginare la propria vita in divenire, guardare avanti senza voltarsi indietro mai (o quasi mai). Tra l’altro andrebbe anche valutato se siamo davvero padroni delle nostre azioni. Qualcuno crede nel destino, in un filo rosso che lega gli episodi della nostra vita al fine di realizzare un disegno già scritto e a noi sconosciuto. Personalmente al fatalismo credo poco e spesso torno sui miei passi attribuendomi meriti e demeriti di quel che mi accade. Forse sbaglio peccando di presunzione. L’unico dato oggettivo, sia come sia, è che indietro non si torna e ognuno paga i propri errori così come raccoglie quello che ha seminato. Poi il resto rientra nel campo delle ipotesi, delle congetture, delle eventualità. In una parola, in tutto ciò che lascia il tempo che trova. Forse l’unica cosa da fare sarebbe correre, sempre e comunque, qualunque sia il proprio ruolo e il proprio percorso, a prescindere dall’essere un leone che deve correre più della gazzella per non morire di fame o gazzella che deve farlo per non essere mangiata. Per entrambi fermarsi a ragionare sui se potrebbe essere deleterio.

martedì 29 maggio 2007

La luce in fondo al tunnel. Che il pallone torni a rotolare...

Questo articolo è dedicato a tutti gli appassionati di calcio. A tutti coloro che negli ultimi anni avevano visto svanire il proprio entusiasmo, che le domeniche si annoiavano a seguire campionati sempre più squallidi. Beh…credo che l’agonia sia finita.
C’era una volta la serie A, nota come il campionato più bello e prestigioso al mondo. Poi, un giorno, alcune grandi squadre si svegliarono la mattina accorgendosi di avere qualche debito di troppo. La crisi economica colpì la Fiorentina, che fallì e venne retrocessa in C2, nonché la Roma che fu costretta a smantellare il proprio organico, divenendo una “Rometta”. Contemporaneamente i crack Cirio e Parmalat distrussero due squadre da queste finanziate, la Lazio di Cragnotti e il Parma di Tanzi. Qualche anno dopo fallirono anche Napoli e Torino, oltre al Genoa spedito in serie C per motivi disciplinari. In questo quadro rimanevano solo 3 squadre ad alti livelli: Juve, Milan, Inter. La iniqua distribuzione dei diritti televisivi, inoltre, faceva si che queste si arricchissero smisuratamente più delle altre 17 che partecipavano al campionato. Di conseguenza diventavano sempre più forti e, grazie alla Champions League, impinguavano le proprie casse ulteriormente, dilatando sempre più la forbice con le altre squadre. In questo contesto già noioso è intervenuta Calciopoli, la quale ha eliminato Juve e Milan, lasciando solo l’Inter a giocarsi lo scudetto. Chiunque abbia un minimo di sale in zucca si sarà schifato di tutte le feste che i nerazzurri stanno facendo. Dopo questo mio discorso, vi sarà chiaro che il calcio italiano è diventato una farsa e che vincere una gara correndo da soli non è il massimo della vita. Il tricolore dell’Inter non vale nulla, perché non è esistito il campionato…
Tranquilli, forse sta arrivando la luce alla fine del tunnel. L’anno venturo tornerà la Juve, anche se non ai livelli di un tempo ma tornerà. Milan e Fiorentina saranno rinforzate e non penalizzate. Roma e Lazio potranno essere competitive grazie ai soldi della Champions, Napoli e Genoa quasi sicuramente torneranno in serie A. Insomma…si torna a giocare sul serio. Visto che il movimento calcistico nostrano è campione del Mondo e d’Europa, è indispensabile che abbia un campionato all’altezza. Che poi il Palazzo sia un letamaio, questo è noto, però è un altro discorso. Ora sto parlando di calcio giocato e forse dall’anno prossimo non ci addormenteremo più davanti al televisore!

sabato 26 maggio 2007

Attenzione! La storia si sta ripetendo...

Intervenendo all’annuale assemblea di Confindustria, il presidente Luca Cordero di Montezemolo ha criticato l’attuale sistema politico denunciandone la debolezza, interpretando così il pensiero di gran parte dell’opinione pubblica, stufa dei soliti personaggi e sempre più distante dalla politica. Stessa idea, qualche giorno fa, la espresse il vice-presidente del consiglio e ministro degli esteri D’alema, uno che non parla mai a sproposito. Segue che forse qualcosa di vero ci sarà…
Sarebbe facile il paragone con la debolezza istituzionale dei primi anni novanta, quella che portò al collasso della prima repubblica e alla nascita del sistema partitico bipolare attualmente in vigore. Tuttavia, tra i due periodi, vi è una differenza sostanziale: allora il Palazzo stava perdendo credibilità a causa degli scandali giudiziari legati al finanziamento illegale dei partiti, noto come tangentopoli. Quindi il problema nasceva dalla disonestà della classe politica. Oggi la mancanza di fiducia scaturisce da una semplice e banale incapacità professionale, intellettuale e comunicativa. In altre parole, i nostri parlamentari sono un “branco di capre”. Non lo dico solo io ma credo sia una sensazione unanime.
Oggi come allora, di questo vuoto sembra volersene giovare qualcuno. Infatti le esternazioni di Montezemolo, secondo molti, non sarebbero casuali bensì sottenderebbero un progetto di partecipazione attiva in politica, una “discesa in campo”. Oggi come allora, un imprenditore si propone come l’uomo nuovo, quello esterno al sistema che nel sistema vorrebbe entrare, a parole per migliorarlo. All’epoca quell’ imprenditore fondò un partito, vinse le elezioni e divenne premier. Oggi che quello lì comincia ad avere una certa età, si appresta a prenderne il posto uno simile a lui, che fa il suo stesso mestiere e che la pensa come lui. Ha solo qualche anno di meno. La formula gattopardiana del “tutto cambia affinché nulla cambi” sembra come non mai pertinente. Potrei sbagliarmi, ma la sensazione è che la storia si stia ripetendo. Siamo sicuri che sia un bene per il Paese?

giovedì 24 maggio 2007

Un'occasione per dimostrare equilibrio e professionalità

In alcuni articoli precedenti ho parlato di Chiesa, libertà d’opinione, informazione, disinformazione, democrazia. E’ scoppiato un caso che racchiude in sé tutti questi temi. Protagonisti: la RAI, Michele Santoro e la CEI. Oggetto del contendere, un video sui preti pedofili girato dalla BBC e acquistato dalla tv di stato italiana al fine di trasmetterlo nell’ambito del programma giornalistico anno zero.
Innanzitutto va sottolineata la fonte:bbc, una delle emittenti più professionali e prestigiose al mondo, per molti un esempio di giornalismo. Segue che, pur non avendo visto il servizio, non dubito della sua qualità e onestà intellettuale, ragion per cui credo che debba essere trasmesso. Tuttavia c’è un però, quello relativo alla natura della trasmissione: Santoro è decisamente di sinistra, cosa concessa a un giornalista solo a patto che dichiari esplicitamente la propria parzialità, al fine di non distorcere disonestamente l’idea di chi ascolta o legge o vede. Lui lo fa, però in questo caso dovrebbe stare particolarmente attento data la delicatezza del tema. Dovrebbe,cioè, sforzarsi di essere più equilibrato possibile e di garantire un dibattito davvero pluralista, affinché una seria inchiesta sociale non si trasformi in uno sterile attacco anticlericale. Per quanto riguarda gli esponenti ecclesiastici, credo che debbano essere i primi ad appoggiare questo progetto al fine di evidenziare le “mele marce” e prenderne le distanze.
Sono, dunque, favorevole alla messa in onda del servizio a condizione che la libertà d’opinione rispetti il limite del buon senso di cui parlai già in precedenza, in questo caso evitando attacchi e strumentalizzazioni. Se le due parti (Chiesa e giornalisti del programma) sapranno mantenere una posizione netta ma leale, credo che questa storia gioverà ad entrambe. Spero non si lascino sfuggire un occasione per ripulire la propria immagine, spesso sporcata da un po’ di presunzione fuori dalle righe.

martedì 22 maggio 2007

Un velo di scetticismo copre il governo Prodi

Ecco i risultati del sondaggio Il Governo Prodi sta migliorando l'Italia?:
si 17%
no 60%
non so, è presto per dirlo 9%
si, ma potrebbe fare di più 10%
no, ma non c'è alternativa 3%

Allora i lettori di questo blog sono militanti di destra? No, non credo, quantomeno non tutti. Resta però da giustificare un’avversione così schiacciante all’attuale governo in carica.
Considerando l’ovvio dissenso dei "berlusconiani", credo che le critiche arrivino anche da sinistra. Sicuramente quella radicale, delusa da troppa moderazione. Credevano di votare Zapatero e si sono ritrovati Mastella, giusto per fare un nome. I Dico sono ancora da definire, le missioni militari confermate e rinvigorite, il partito maggioritario si è trasformato da democratico di sinistra in democratico.
Gli altri elettori dell'unione sono forse rimasti delusi da un inizio tentennante, causato da un coro troppo polifonico per permettersi qualche assolo incisivo. In altre parole, ha prodotto poche e annacquate riforme.
Personalmente ho votato la terza opzione, quella che concede ancora un po’ di tempo, poiché credo che il lavoro sia lungo e farraginoso. E’ vero che nei precedenti articoli ho espresso pessimismo per tutto il sistema politico italiano a causa della sua natura oligarchica e antiquata, però al momento il Paese ha bisogno di stabilità e quindi spero che il governo duri. In futuro, magari con un'altra legge elettorale e qualche nome nuovo, forse avremo qualcosa di meglio.